In quella casa la misura del tempo viene spesso condizionata dal ritmo di quella punta ovattata sul legno. O sui tappeti. O sulle nostre teste. So quanto stereotipato possa sembrare un nonno che diventa rosso in faccia e si mette a minacciarti col bastone quando incazzato eppure, il vecchio Rav, è proprio così.
Lui DIRIGE la casa e la famiglia come dirige l’impresa. E si concede saltuari scatti di umore che in una famiglia normale riuscirebbero a ledere qualsiasi legame. Nella nostra disgregata accozzaglia di geni mischiati riesce solo a movimentare un po’ i malumori generali.
Mia cugina Chloe pesa un centinaio di chili e le sue efelidi in quel viso la fanno sembrare un deserto roseo puntellato da tane di… un cazzo di qualsiasi animale desertico. Indossa vestiti naif e ha una collezione di scarpe che occupa circa due valigie. Va dal parrucchiere un sabato sì e uno no e cambia sempre, impercettibilmente, pettinatura, per potersi “ aggiustare” negli spazi che il mondo e la nostra società le concedono. Non cerca più l’approvazione di nessuno. O perché sa che non l’avrà mai o perché pretende di essersela guadagnata anni fa, tra un infanzia in ciccette e una adolescenza ai limiti dell’obesità. E’ così facile scambiare la pietà con la benevolenza. Eppure, quando ci chiudiamo nel bagno del terzo piano a fumare di nascosto a tarda notte, io con la maglietta di Matt stropicciata ( ahahan) addosso e lei con la sua vestaglia color smeraldo, riesco anche a volerle bene. Cioè, finchè non mi schiaccia contro la finestra.
Poi c’è il cugino Esmer. Capelli rossi. Guance rosse. Occhi ed espressione slavata. SLAVATA. Mi spiegava perché la campana del Trinity College non suona da cinquant’anni e non si è accorto che io in raltà seguivo Spongebob alla televisione tenendo le braccia attorno a Eimile e al suo vestitino di cotone, cercando di analizzare l’odore dei suoi capelli biondicci per capire se mi piacessero o meno. E poi non è vero che la campana del Trinity College non suona da cinquant’anni. Era solo una sua maniera per scherzare sul fatto che le donne perdono la verginità ben prima di essere ammesse.
Avere i capelli rossi: PEGGIO.
Ho deciso che gli uomini coi capelli rossi non mi piacciono.
Questo mi precluderebbe molte chance qui a Dublino se non fosse che:
* è pieno di turisti con capelli tutt’altro che rossi
* vivo con un dottore ( che ha i capelli castani. AHAH!)
In effetti è pieno di Irlandesi in zona Pub.
Esmer è un cugino di indefinibile provenienza. Quello che viene invitato ai matrimoni ma non sai mai a che cazzo di tavolo mettere perché non ti ricordi di chi sia figlio o nipote. E’ sicuramente imparentato con Eilime. Lei preferisce di giorno me e la sera la cugina Chloe. Credo sia perché è più “morbida” e quindi stimola la sua morbosa voglia di coccole e contatti umani. In effetti la cugina Chloe fornisce ampio e vastissimo materiale per i contatti umani. Esmer non ho ancora capito cosa stia studiando. A me sembra un po’ anziano, forse è fuori corso. Tutto quello che ha di carino è il sorriso… dei primi quattro denti. Dice di aver perso due incisivi in una partita a football. Chloe sostiene che li abbia persi prendendole da un buttafuori fuori da Market bar.
Io credo più a lei che a lui.
Esmer:
Età approssimativa: 29 anni
Capelli: Rossi
Occhi: Slavati ( ok, azzurri. Verdi? SLAVATI)
Peso: novanta chili?
Altezza: un metro e uhm. Tanto così più di me.
Occupazione: Studente Fuori Corso
Grado di Parentela: Cugino di secondo Grado dalla parte di mio Padre
Segni particolari: Fondamentalmente Imbecille.
Eilime:
Età approssimativa: 7 anni
Capelli: Biondo paglia
Occhi: azzurri
Peso: cazzo ne so ( mi sta sulle ginocchia per due puntate di Spongebob e due di Futurama senza darmi troppo fastidio)
Altezza: un po’ meno di Deon
Occupazione: guardare Cartoni e chiedermi se la “mia tribù stacca gli scalpi alla gente”
Grado di parentela: DEVE essere figlia di qualcuno in questa casa. DEVE.
Segni particolari: La sagoma del mio stivale nelle sue chiappette secche se me lo chiede di nuovo.
( attenzione, da leggere con un sottile strato di sarcasmo) il momento della sua chiamata.
Come ho detto a Matt, al vecchio Rav piace rinchiuderci una settimana o due come petardi in una scatola, restando con l’orecchio appiccicato al coperchio per sentire i botti più forti.
La CASA, coi suoi mattoni rossi e i suoi telai bianchi, si affaccia nientemeno che su Merrion Square. Se guardo fuori dalla finestra del salotto delle Cinque vedo i quadri appesi alle sbarre di ferro battuto della recinzione che circonda il parco. Non vedo la statua di Oscar Wilde ma non è un problema. A volte trovo la sua espressione vagamente irritante. Altre confortante. Il mondo è pieno di idioti geniali, questo mi aiuta ad andare avanti ogni tanto. La porta è rossa, circondata da questo stipiti bianchi e quel timpano lavorato che andava tanto di moda. Dicono sia lo stile Giorgiano, o georgiano, o qualcosa di simile. L’ho anche studiato ma al momento “non applico”.
Questa è una delle “residenze” del vecchio Rav. Poi ne ha un’altra “fuori”, dove io e mia Sorella abbiamo passato molti inverni e molte estate, rimbalzando tra le lezioni private, quelle del college e gli esaurimenti nervosi di nostra madre.
Questa casa è quella di rappresentanza. Quella che usa per le riunioni di famiglia, per fare bella figura. Per inchiodarci tutti quanti al nome inciso nella targa in ottone fuori dalla porta.
Ho anche uno zio. Il fratello di mio padre. La sua copia sbiadita e più anziana. E’ socio nello studio legale che rappresenta l’azienda del vecchio Rav e tra tutti noi sembra il più abituato ai suoi scatti nervosi. Non che li sopporti meglio. Semplicemente li ignora. Diversamente da mio padre. Lui è sempre stato incapace di passare indenne sotto le sfuriate del vecchio. Ecco perché vive in un altro continente e si rifiuta di tornare, adducendo scuse diplomatiche e amministrative e blablabla. A mia madre è bastato prendere un altro appuntamento per una serie di trattamenti. Chloe dice che l’ultima volta che l’ha vista sembrava quasi più giovane di me.
In ogni caso, mio Zio, Tomàs, sembra che tra una causa e l’altra si sia anche sposato e che abbia procreato. La moglie si chiama Mary-non-so-cosa ed è una presenza magrolina e insignificante che si aggira per la casa, saltando a ogni tocco del bastone del nonno a terra. Ricordo che io e mia Sorella ci divertivamo a farle dispetti. E che quello sguardo da insignificante e inespressivo riusciva a farsi acido e velenoso in pochi istanti, quando rivolto verso di noi. Tipo la scarica elettrica che prendi a tradimento quando arrotoli il cavo attorno all’asciugacapelli. Qui in Francia. Uno ZOT inaspettato e traditore.
In ogni caso, i due insignificanti pesciolini si chiamano rispettivamente Bran e Caimin. Questo per onorare una sorta di tradizione che vuole che si diano ai propri figli nomi del cazzo in questa famiglia. Mia madre ha seguito la tradizione per quanto mi riguarda, non c’è che dire. Sia per me che per mia sorella. Jamael è un nome tipicamente maschile e Arden… beh!
Bran e Caimin (sembra una marca di cereali. Bran&Caimin) hanno superato quasi indenni la soglia dei trentacinque anni e hanno procreato a loro volta. Uno dei due DEVE aver dato origine a quella piattola bionda Spongebob-dipendente. Credo si tratti di Bran.
La moglie di BRAN ( devo prendere fiato qui eh) Si chiama Lizzie ( o almeno la CHIAMANO LIZZIE) ed è di Liverpool (la qual cosa manda in bestia il Nonnetto). Lizzie hai capelli rossi e secondo me e Chloe ha le labbra rifatte. Ma tutto sommato è simpatica. Fa la manager da qualche parte non so dove né per chi. Credo lavori con Bran e che affidi la piccola Caccola Cinefila Spongesbavosa a quale babysitter ritardata che lascia la appena citata Caccolina davanti alla televisione tutto il giorno per potersene stare al pc a chattare o a giocare di ruolo. LO SO perché la piccola Spia SpongeRompicazzo mi ha spiegato tutto. Di quello che fa. E di Sponge e il suo amico sfigato a forma di stella.
Tomàs:
Età approssimativa: 57 anni
Capelli: Castani/Bianchi
Occhi: stranamente neri. Li ha presi da Marianne, come me
Peso: boh
Altezza: eh, un po’ più di me.
Occupazione: Avvocato
Grado di parentela: mio zio Paterno
Segni particolari: è indifferente al mondo. Cerca di esserli nei confronti del Nonno
Maryqualcosa:
Età approssimativa: 100 anni ( ma ne dimostra di più)
Capelli: Biondicci pagliericci
Occhi: trasparenti, da triglia
Peso: ha il peso e la presenza fastidiosa di una scoreggia in un ascensore
Altezza: abbastanza per essere appena notata al di sopra del tavolo da pranzo
Occupazione: vagare per la casa e SOSPIRARE
Grado di parentela: moglie insignificante dello zio Paterno. Quindi, o mio dio, è mia Zia.
Segni particolari: è SPAVENTOSAMENTE PRIVA si segni particolari. MI fa paura. ( magari a letto ci sa fare)
Bran:
Età approssimativa: 35
Capelli: biondicci
Occhi. Trasparenti come sua madre
Peso: ottanta chili?
Altezza: sempre più di me
Occupazione: non pervenuta
Gradi di Parentela: CuGINO
Segni particolari: ha un nome ridicolo ma non sembra accorgersene
Lizzie:
Età approssimativa: 33
Capelli: ROSSI
Occhi: Castani
Peso: sempre a dieta
Altezza: come me toh
Occupazione: Manager/Mamma M.A. ( momentaneamente assente, come la Mia)
Segni particolari: si è rifatta le labbra
Poi c’è Caimin, l’altra metà del marchio di Cereali. Sovrappeso, soddisfatto della vita e del lavoro ( credo, CREDO eh, lavori nell’azienda del Nonno). Ha una moglie che non è momentaneamente assente. Lei manca proprio, da almeno dieci anni. E non ne parliamo. Hanno a loro volta procreato, due fanciulli insignificanti come la loro nonna, che hanno avuto il buon gusto di starsene in colonia quest’estate.
Non ricordo i nomi, li chiamerò Choco&Pops per coerenza (sono troppo simpatica a volte). Di loro ho solo visto un paio di fotografie, estratte con riguardo dalla borsa di Mary-non-ricordo-cosa e poi subito nascoste con una sorto di tremebondo rapimento misto a falsa timidezza. SO che una volta ha provato a piazzare le fotine in due cornici di argento su un camino, ma il vecchio le ha tirate giù col bastone la sera stessa. Ma so anche che una volta ogni tanto i piccoli Choco&Pops vengono qui e catturano tutta la sua attenzione. Quindi, il vecchio, ha poco da mostrarsi burbero. Noi sappiamo come è fatto e nella maggior parte del tempo, gli reggiamo il gioco.
AND SO:
Caimin:
Età approssimativa: 37
Capelli: Pochi
Occhi: Neri come Marianne
Altezza: Come Bran
Grado di Parentela: Cugino
Occupazione: eh. Ehm.
Segni Particolari: Suda parecchio
Choco&Pops: MOCCIOSI
Moglie di Caimin: Non pervenuta
Pare che la sezione "parentela noiosa" sia finita.
Chloe non sembra appartenere a questo ramo. Già. Perché lei appartiene all’altro. La PRIMA serie cicciata fuori dal cognome del vecchio. Forse così non è chiaro. Ma se dico che mio Nonno prima di sposare la dolce, placida e al tempo stesso volubile Marianne, ha avuto un’altra moglie, si capisce?
LA PRIMA MOGLIE DEL NONNO
Pavel non ha raggiunto nemmeno i vent’anni, morto in un incidente in un cantiere. Siobhan, uguale alla madre nell’aspetto e nel carattere, credo abbia ristretto il dolore per la perdita della madre prima e del fratello poi rifugiandosi nell’ arte "figurativa". Nei pastelli. Nell’argilla. Nelle tempere prima e nei colori ad olio poi.
COSE COSI
Marianne, la mia vera Nonna, diceva di lei che non parlava molto, anzi, non parlava affatto. E che fino ai quindici anni l’unica maniera per poter incontrare il suo sguardo era lasciarsi ritrarre. Marianne era talmente vanitosa da riuscire a trovare sempre nuovi pretesti per stare con la figliastra, parlando mentre la bambina grattava il carboncino sulla carta spessa. E non protestando quando la polvere e i colori le macchiavano i vestiti. Diceva anche di amare moltissimo quella mocciosa schiva e silenziosa. E di avere sofferto molto quando lei scelse di studiare in Europa. Roma. Perugia. Urbino. E poi Milano, Djion. Nantes, Nice. E poi salendo… Auxerre, Amiens e infine Parigi. Una sorta di Grand Tour fatto vagabondando appresso a qualche zio, qualche amico di famiglia. Un viaggio che l’ha trasformata, restituendo a Marianne una ragazza chiacchierina, appena più spigliata e decisamente naif.
Siobhan dipinge tutt’ora. Ha sposato un eclettico scrittore, Arnon, un tizio che riesce a rendere enigmatici anche gli epitaffi e per fortuna del mondo anche loro hanno deciso di procreare, regalandomi una porzione di famiglia divertente e più vivace, sebbene abitino a Galway e sia sempre più difficile incontrarli. Però sono loro, come anche le bastonate del Nonno, il motivo per il quale una volta ogni tanto mi lascio riattrarre da questa terra e torno a cercare le loro facce. Loro sono gli Altri.
Chloe è l’ultima dei loro figli. La quarta di quattro fratelli, tutti sparsi nel mondo come biglie di un flipper infinito.
Avevamo circa dieci anni e a me ne mancavano un paio cazzo.
Lui e i suoi scenari.
Lui e le sue paure.
Lui è uno dei grandi assenti.
Kierann è sempre stato uno dei miei preferiti. Con la mia stessa carnagione, quella del Nonno. I capelli neri, come li aveva nonno. E come li aveva Marianne, sebbene non esista alcun legame con lei.
Kierann ci tirava i capelli e ci osservava fare i compiti. Kierann indicava la Quercia e diceva che sarebbe arrivato più in alto di tutti. Kierann parlava e poi taceva, guardava e poi sembrava voler dire altro. Ma alla fine tornava ad arrampicarsi sulla Quercia.
Kierann mi prendeva in giro ma al funerale è rimasto in silenzio e mi ha infilato un sasso tondo e nero nella mano.
Kierann sapeva dei due Penny e non mi ha mai chiesto di vederli.
Non lo vedo da quasi dieci anni.
Non voglio fare una scheda anche per loro.
Gli Altri non possono essere circoscritti nell’ambito di poche righe riassuntive.
Non potrei spiegare il tavolo dai bordi scheggiati nella veranda piena di sole e di aglio e peperoncino messo a seccare. L’odore di trementina e della carta. I litigi perché certe porte DEVONO restare chiuse altrimenti si rovina tutto il servizioooooo (cazzo cazzo cazzooooo questo era Samuel eh). Le discussioni su argomenti indiscutibili, come la tosatura delle pecore e la conta del trifoglio ( cioè…cos’è la conta del trifoglio? Non l’ho mai capito).
Questa è una sezione di ricordi che ci è sempre stata concessa con la più calda e sincera benevolenza. Una sorta di selezione snob che snobbava gli snob (aha) e dalla quale il resto della famiglia, a parte me e mia sorella, restava escluso. Marianne era sempre più che la benvenuta. E Nonno dimenticava sempre il bastone in anticamera.
E’ questa la parte di famiglia che vorrei mostrargli e presentargli.
Il Nonno che torna dal barbiere e non si fa vedere più da nessuno.
Siobhan che litiga con Chloe perché non trova più Cipro.
Kierann che non disfa più le sue valigie. Ma non perché sia già pronto per ripartire. E’ solo perché non sa più cosa ci ha messo dentro e non si fida a riaprirle.
Chloe che mangia e disegna. E i suoi coniglietti sono cicciotti come lei e le donnole sono magre e smilze. E quando giocavamo assieme ci chiamava Donnola e Faina e solo adesso ho capito che lo faceva con rabbia. Proprio adesso che questa rabbia le è passata.
E Colin che osserva tutti. E poi si chiude nello studio e scrive. Scrive.
Questa è la famiglia con cui non parlo per coerenza con le mie scelte di vita. Non è la parte grigia con cui non parlo perché non ho nulla da dire. O quella che vive tra Nairobi e Malindi e che ormai non mi cerca più.
Questa è la famiglia che vorrei che…
Cazzo.
Questo voleva essere un sarcastico e distaccato resoconto… o preludio introduttivo alla mia famiglia. Alla fine è diventato solo un insieme di ricordi agrodolci. Io vorrei parlargliene. Vorrei presentargli Kierann e dirgli che è stato il primo ragazzo che ho baciato a dodici anni ( o forse è meglio trovare un altro aneddoto). Dirgli che quando Cipro è sparito per un mese lasciando un biglietto di addio pieno di errori ortografici eravamo state Jamael e io a nasconderlo in una cassapanca sotto tre strati di coperte. Vorrei osservarlo mentre mi ascolta e ride e cerca di immaginarci. Mentre allunga le dita e cerca i miei capelli e fissa il soffitto appoggiando la guancia sulla mia tempia, sentendo le vibrazioni delle mie chiacchiere notturne.
Vorrei che trovasse in queste persone quello che forse non c’era a Chicago, in quelle stanze vuote. E vorrei avesse la pazienza di aspettare la mia risposta, se dovesse chiedermi PERCHE’ cerco così poco questa famiglia.
Quest’anno però l’ho cercata. Li ho rivisti.
E ho cercato quello che Chicago non ho trovato… o ho solo intravisto.
E…
Forse ho cercato qualcosa da offrirgli, in cambio di tutto il resto.
Tutto quello che forse non si rende conto di riuscire a darmi.









