martedì, 26 agosto 2008




In quella casa la misura del tempo viene spesso condizionata dal ritmo di quella punta ovattata sul legno. O sui tappeti. O sulle nostre teste. So quanto stereotipato possa sembrare un nonno che diventa rosso in faccia e si mette a minacciarti col bastone quando incazzato eppure, il vecchio Rav, è proprio così.

Lui DIRIGE la casa e la famiglia come dirige l’impresa. E si concede saltuari scatti di umore che in una famiglia normale riuscirebbero a ledere qualsiasi legame. Nella nostra disgregata accozzaglia di geni mischiati riesce solo a movimentare un po’ i malumori generali.

Mia cugina Chloe pesa un centinaio di chili e le sue efelidi in quel viso la fanno sembrare un deserto roseo puntellato da tane di… un cazzo di qualsiasi animale desertico. Indossa vestiti naif e ha una collezione di scarpe che occupa circa due valigie. Va dal parrucchiere un sabato sì e uno no e cambia sempre, impercettibilmente, pettinatura, per potersi “ aggiustare” negli spazi che il mondo e la nostra società le concedono. Non cerca più l’approvazione di nessuno. O perché sa che non l’avrà mai o perché  pretende di essersela guadagnata anni fa, tra un infanzia in ciccette e una adolescenza ai limiti dell’obesità. E’ così facile scambiare la pietà con la benevolenza. Eppure, quando ci chiudiamo nel bagno del terzo piano a fumare di nascosto a tarda notte, io con la maglietta di Matt stropicciata ( ahahan) addosso e lei con la sua vestaglia color smeraldo, riesco anche a volerle bene. Cioè, finchè non mi schiaccia contro la finestra.

Poi c’è il cugino Esmer. Capelli rossi. Guance rosse. Occhi ed espressione slavata. SLAVATA. Mi spiegava perché la campana del Trinity College non suona da cinquant’anni e non si è accorto che io in raltà seguivo Spongebob alla televisione tenendo le braccia attorno a Eimile  e al suo vestitino di cotone, cercando di analizzare l’odore dei suoi capelli biondicci per capire se mi piacessero o meno. E poi non è vero che la campana del Trinity College non suona da cinquant’anni. Era solo una sua maniera per scherzare sul fatto che le donne perdono la verginità ben prima di essere ammesse.

Ahahan.


Scherzare usando il sesso come argomento principale per risultare simpatico a una cugina con cui il Nonno che avete in comune pretende che tu esca : MOLTO MALE.

Avere i capelli rossi: PEGGIO.


Ho deciso che gli uomini coi capelli rossi non mi piacciono.


Questo mi precluderebbe molte chance qui a Dublino se non fosse che:

    * è pieno di turisti con capelli tutt’altro che rossi

    * vivo con un dottore ( che ha i capelli castani. AHAH!)

Chissà dove sono i Dublinesi. Probabilmente in vacanza in bretagna.
In effetti è pieno di Irlandesi in zona Pub.


Esmer è un cugino di indefinibile provenienza. Quello che viene invitato ai matrimoni ma non sai mai a che cazzo di tavolo mettere perché non ti ricordi di chi sia figlio o nipote. E’ sicuramente imparentato con Eilime. Lei preferisce di giorno me e la sera la cugina Chloe. Credo sia perché è più “morbida” e quindi stimola la sua morbosa voglia di coccole e contatti umani. In effetti la cugina Chloe fornisce ampio e vastissimo materiale per i contatti umani. Esmer non ho ancora capito cosa stia studiando. A me sembra un po’ anziano, forse è fuori corso. Tutto quello che ha di carino è il sorriso… dei primi quattro denti. Dice di aver perso due incisivi in una partita a football. Chloe sostiene che li abbia persi prendendole da un buttafuori fuori da Market bar.

Io credo più a lei che a lui.

Lui non è poi così stupido. Il problema è quando inizia a parlare e ad esprimersi.


 QUINDI:


Esmer:
Età approssimativa: 29 anni
Capelli: Rossi
Occhi: Slavati ( ok, azzurri. Verdi? SLAVATI)
Peso: novanta chili?
Altezza: un metro e uhm. Tanto così più di me.
Occupazione: Studente Fuori Corso
Grado di Parentela: Cugino di secondo Grado dalla parte di mio Padre
Segni particolari: Fondamentalmente Imbecille.

 

Eilime:
Età approssimativa: 7 anni
Capelli: Biondo paglia
Occhi: azzurri
Peso: cazzo ne so ( mi sta sulle ginocchia per due puntate di Spongebob e due di Futurama senza darmi troppo fastidio)
Altezza: un po’ meno di Deon
Occupazione: guardare Cartoni e chiedermi se la “mia tribù stacca gli scalpi alla gente”
Grado di parentela: DEVE essere figlia di qualcuno in questa casa. DEVE.
Segni particolari: La sagoma del mio stivale nelle sue chiappette secche se me lo chiede di nuovo.


 


Questa è solo una minima parte della gente che popola questa casa. Che poi dire Popola forse è troppo.. visto che stiamo tutti sparsi per il mondo, aspettando con trepidazione
( attenzione, da leggere con un sottile strato di sarcasmo) il momento della sua chiamata.
Come ho detto a Matt, al vecchio Rav piace rinchiuderci una settimana o due come petardi in una scatola, restando con l’orecchio appiccicato al coperchio per sentire i botti più forti.


 
La CASA, coi suoi mattoni rossi e i suoi telai bianchi, si affaccia nientemeno che su Merrion Square. Se guardo fuori dalla finestra del salotto delle Cinque vedo i quadri appesi alle sbarre di ferro battuto della recinzione che  circonda il parco. Non vedo la statua di Oscar Wilde ma non è un problema. A volte trovo la sua espressione vagamente irritante. Altre confortante. Il mondo è pieno di idioti geniali, questo mi aiuta ad andare avanti ogni tanto. La porta è rossa, circondata da questo stipiti bianchi e quel timpano lavorato che andava tanto di moda. Dicono sia lo stile Giorgiano, o georgiano, o qualcosa di simile. L’ho anche studiato ma al momento “non applico”.

Questa
è una delle “residenze” del vecchio Rav. Poi ne ha un’altra “fuori”, dove io e mia Sorella abbiamo passato molti inverni e molte estate, rimbalzando tra le lezioni private, quelle del college e gli esaurimenti nervosi di nostra madre.

E poi c’è una casa, più piccola, dall’altra parte dell’isola, dove abbiamo passato i momenti migliori. Io, Jam, Marianne e il vecchio Rav. E a volte. Spesso, spessissimo,  gli Altri.


 
Questa casa è quella di rappresentanza. Quella che usa per le riunioni di famiglia, per fare bella figura. Per inchiodarci tutti quanti al nome inciso nella targa in ottone fuori dalla porta.

 

COMUNQUE


Ho anche uno zio. Il fratello di mio padre. La sua copia sbiadita e più anziana. E’ socio nello studio legale che rappresenta l’azienda del vecchio Rav e tra tutti noi sembra il più abituato ai suoi scatti nervosi. Non che li sopporti meglio. Semplicemente li ignora. Diversamente da mio padre. Lui è sempre stato incapace di passare indenne sotto le sfuriate del vecchio. Ecco perché vive in un altro continente e si rifiuta di tornare, adducendo scuse diplomatiche e amministrative e blablabla. A mia madre è bastato prendere un altro appuntamento per una serie di trattamenti.  Chloe dice che l’ultima volta che l’ha vista sembrava quasi più giovane di me.

In ogni caso, mio Zio, Tomàs, sembra che tra una causa e l’altra si sia anche sposato e che abbia procreato. La moglie si chiama Mary-non-so-cosa ed è una presenza magrolina e insignificante che si aggira per la casa, saltando a ogni tocco del bastone del nonno a terra. Ricordo che io e mia Sorella ci divertivamo a farle dispetti. E che quello sguardo da insignificante e inespressivo riusciva a farsi acido e velenoso in pochi istanti, quando rivolto verso di noi. Tipo la scarica elettrica che prendi a tradimento quando arrotoli il cavo attorno all’asciugacapelli. Qui in Francia. Uno ZOT inaspettato e traditore.

ZOT!

La loro progenie consiste in DUE, dico, DUE esemplari maschili. E mi stupisce il fatto che mio zio sia riuscito a portare a termine almeno DUE, dico DUE rapporti sessuali con quella sogliola pallida di sua moglie. Ma tant’è, di necessità virtù e di sicuro due volte almeno è “andato in buca” (Mio nonno si fingerebbe scandalizzato da questi miei pensieri ma io sono sicura che li troverebbe molto divertenti. Marianne li avrebbe trovati spassosi e questo avrebbe giustificato il sorrisetto divertito che le avrebbe colorato le labbra SEMPRE in presenza della sogliola)

In ogni caso, i due insignificanti pesciolini si chiamano rispettivamente Bran e Caimin. Questo per onorare una sorta di tradizione che vuole che si diano ai propri figli nomi del cazzo in questa famiglia. Mia madre ha seguito la tradizione per quanto mi riguarda, non c’è che dire. Sia per me che per mia sorella.  Jamael è un nome tipicamente maschile e Arden… beh!

Bran e Caimin (sembra una marca di cereali. Bran&Caimin) hanno superato quasi indenni la soglia dei trentacinque anni  e hanno procreato a loro volta.  Uno dei due DEVE aver dato origine a quella piattola bionda Spongebob-dipendente. Credo si tratti di Bran. 
La moglie di BRAN ( devo prendere fiato qui eh) Si chiama Lizzie ( o almeno la CHIAMANO LIZZIE) ed è di Liverpool (la qual cosa manda in bestia il Nonnetto). Lizzie hai capelli rossi e secondo me e Chloe ha le labbra rifatte. Ma tutto sommato è simpatica. Fa la manager da qualche parte non so dove né per chi. Credo lavori con Bran e che affidi la piccola Caccola Cinefila Spongesbavosa a quale babysitter ritardata che lascia la appena citata Caccolina davanti alla televisione tutto il giorno per potersene stare al pc a chattare o a giocare di ruolo. LO SO perché la piccola Spia SpongeRompicazzo mi ha spiegato tutto. Di quello che fa. E di Sponge e il suo amico sfigato a forma di stella.

 

Quindi possiamo aggiungere qualche nome alla lista


 

Tomàs:
Età approssimativa: 57 anni
Capelli: Castani/Bianchi
Occhi: stranamente neri. Li ha presi da Marianne, come me
Peso: boh
Altezza: eh, un po’ più di me.
Occupazione: Avvocato
Grado di parentela: mio zio Paterno
Segni particolari: è indifferente al mondo. Cerca di esserli nei confronti del Nonno


 

Maryqualcosa:
Età approssimativa: 100 anni ( ma ne dimostra di più)
Capelli: Biondicci pagliericci
Occhi: trasparenti, da triglia
Peso: ha il peso e la presenza fastidiosa di una scoreggia in un ascensore
Altezza: abbastanza per essere appena notata al di sopra del tavolo da pranzo
Occupazione: vagare per la casa e SOSPIRARE
Grado di parentela: moglie  insignificante dello zio Paterno. Quindi, o mio dio, è mia Zia.
Segni particolari: è SPAVENTOSAMENTE PRIVA si segni particolari. MI fa paura. ( magari a letto ci sa fare)


 

Bran:
Età approssimativa: 35
Capelli: biondicci
Occhi. Trasparenti come sua madre
Peso: ottanta chili?
Altezza: sempre più di me
Occupazione: non pervenuta
Gradi di Parentela: CuGINO
Segni particolari: ha un nome ridicolo ma non sembra accorgersene


 

Lizzie:
Età approssimativa: 33
Capelli: ROSSI
Occhi: Castani
Peso: sempre a dieta
Altezza: come me toh
Occupazione: Manager/Mamma M.A. ( momentaneamente assente, come la Mia)
Segni particolari: si è rifatta le labbra

 

 

Poi c’è Caimin, l’altra metà del marchio di Cereali. Sovrappeso, soddisfatto della vita e del lavoro ( credo, CREDO eh, lavori nell’azienda del Nonno). Ha una moglie che non è momentaneamente assente. Lei manca proprio, da almeno dieci anni. E non ne parliamo. Hanno a loro volta procreato, due fanciulli insignificanti come la loro nonna, che hanno avuto il buon gusto di starsene in colonia quest’estate.

Non ricordo i nomi, li chiamerò Choco&Pops per coerenza (sono troppo simpatica a volte). Di loro ho solo visto un paio di fotografie, estratte con riguardo dalla borsa di Mary-non-ricordo-cosa e poi subito nascoste con una sorto di tremebondo rapimento misto a falsa timidezza. SO che una volta ha provato a piazzare le fotine in due cornici di argento su un camino, ma il vecchio le ha tirate giù col bastone la sera stessa. Ma so anche che una volta ogni tanto i piccoli Choco&Pops vengono qui e catturano tutta la sua attenzione. Quindi, il vecchio, ha poco da mostrarsi burbero. Noi sappiamo come è fatto e nella maggior parte del tempo, gli reggiamo il gioco.


AND SO:


Caimin:
Età approssimativa: 37
Capelli: Pochi
Occhi: Neri come Marianne
Altezza: Come Bran
Grado di Parentela: Cugino
Occupazione: eh. Ehm.
Segni Particolari: Suda parecchio

Choco&Pops: MOCCIOSI

Moglie di Caimin: Non pervenuta



UH

Pare che la sezione "parentela noiosa" sia finita.




Chloe non sembra appartenere a questo ramo. Già. Perché lei appartiene all’altro. La PRIMA serie cicciata fuori dal cognome del vecchio. Forse così non è chiaro. Ma se dico che mio  Nonno prima di sposare la dolce, placida e al tempo stesso volubile Marianne, ha avuto un’altra moglie, si capisce?

Almeno potrei spiegare come mai un uomo con un cognome simile ( discendenza Rumena forse. Ogni tanto si confonde) abbia vissuto e proliferato e si sia anche arricchito tra Irlanda e Inghilterra.
LA PRIMA MOGLIE DEL NONNO 
(capelli tanto rossi e occhi tanto verdi da convincere il vecchio a lasciare il continente per stabilirsi nella verde Eire)
ha fatto in tempo a produrre due infanti prima di.. va beh, è chiaro no?


Pavel( nome PRETESO da lui) e Siobhan (nome scelto da lei).


Pavel non ha raggiunto nemmeno i vent’anni, morto in un incidente in un cantiere. Siobhan, uguale alla madre nell’aspetto e nel carattere, credo abbia ristretto il dolore per la perdita della madre prima e del fratello poi rifugiandosi nell’ arte "figurativa".  Nei pastelli. Nell’argilla. Nelle tempere prima e nei colori ad olio poi.

COSE COSI


Marianne, la mia vera Nonna, diceva di lei che non parlava molto, anzi, non parlava affatto. E che fino ai quindici anni l’unica maniera per poter incontrare il suo sguardo era lasciarsi ritrarre. Marianne era talmente vanitosa da riuscire a trovare sempre nuovi pretesti per stare con la figliastra, parlando mentre la bambina grattava il carboncino sulla carta spessa. E non protestando quando la polvere e i colori le macchiavano i vestiti. Diceva anche di amare moltissimo quella mocciosa schiva e silenziosa. E di avere sofferto molto quando lei scelse di studiare in Europa. Roma. Perugia. Urbino. E poi Milano, Djion. Nantes, Nice. E poi salendo… Auxerre, Amiens e infine Parigi. Una sorta di Grand Tour fatto vagabondando appresso a qualche zio, qualche amico di famiglia. Un viaggio che l’ha trasformata, restituendo a Marianne una ragazza chiacchierina, appena più spigliata e decisamente
naif.

 
Siobhan  dipinge tutt’ora. Ha sposato un eclettico scrittore, Arnon, un tizio che riesce a rendere enigmatici anche gli epitaffi e per fortuna del mondo anche loro hanno deciso di procreare, regalandomi una porzione di famiglia divertente e più vivace, sebbene abitino a Galway e sia sempre più difficile incontrarli. Però sono loro, come anche le bastonate del Nonno, il motivo per il quale una volta ogni tanto mi lascio riattrarre da questa terra e torno a cercare le loro facce. Loro sono gli Altri.

 

Chloe è l’ultima dei loro figli. La quarta di quattro fratelli, tutti sparsi nel mondo come biglie di un flipper infinito.

Samuel fotografa tutto. Ricordo un pomeriggio a fotografarci i denti, sotto una finestra.
Avevamo circa dieci anni e a me ne mancavano un paio cazzo.


Kierann scrive di viaggi ma dicono che in questi ultimi tre anni lo faccia stando chiuso in una stanza.
Lui e i suoi scenari.
Lui e le sue paure.
Lui è uno dei grandi assenti.


Colin scrive della sua famiglia. Delle sue nevrosi e dell’ultimo esaurimento nervoso che la sua ultima fidanzata gli ha fatto patire.


 

Kierann è sempre stato uno dei miei preferiti.  Con la mia stessa carnagione, quella del Nonno. I capelli neri, come li aveva nonno. E come li aveva Marianne, sebbene non esista alcun legame con lei.
Kierann  ci tirava i capelli e ci osservava fare i compiti. Kierann indicava la Quercia e diceva che sarebbe arrivato più in alto di tutti. Kierann parlava e poi taceva, guardava e poi sembrava voler dire altro. Ma alla fine tornava ad arrampicarsi sulla Quercia.
Kierann mi prendeva in giro ma al funerale è rimasto in silenzio e mi ha infilato un sasso tondo e nero nella mano.
Kierann sapeva dei due Penny e non mi ha mai chiesto di vederli.


  Non lo vedo da quasi dieci anni.

 

Non voglio fare una scheda anche per loro.
Gli Altri non possono essere circoscritti nell’ambito di poche righe riassuntive.


Non potrei spiegare il tavolo dai bordi scheggiati nella veranda piena di sole e di aglio e peperoncino messo a seccare. L’odore di trementina e della carta. I litigi perché certe porte DEVONO restare chiuse altrimenti si rovina tutto il servizioooooo (cazzo cazzo cazzooooo questo era Samuel eh). Le discussioni su argomenti indiscutibili, come la tosatura delle pecore e la conta del trifoglio ( cioè…cos’è la conta del trifoglio? Non l’ho mai capito).

Questa è una sezione di ricordi che ci è sempre stata concessa con la più calda e sincera benevolenza. Una sorta di selezione snob che snobbava gli snob (aha) e dalla quale il resto della famiglia, a parte me e mia sorella, restava escluso. Marianne era sempre più che la benvenuta. E Nonno dimenticava sempre il bastone in anticamera.

 

E’ questa la parte di famiglia che vorrei mostrargli e presentargli.

Il Nonno che torna dal barbiere e non si fa vedere più da nessuno.

Siobhan che litiga con Chloe perché non trova più Cipro.

(Cipro è il modellino anatomico che usano per dipingere. È fatto di nodi ti legno e articolazioni metalliche. Non so perché lo chiamino Cipro ma è così da sempre. Ha anche una sorella che ovviamente hanno chiamato Creta. Ma è meno snodata di Cipro ed è meno divertente)


Kierann che non disfa più le sue valigie. Ma non perché sia già pronto per ripartire. E’ solo perché non sa più cosa ci ha messo dentro e non si fida a riaprirle.

Chloe che mangia e disegna. E i suoi coniglietti sono cicciotti come lei e le donnole sono magre e smilze. E quando giocavamo assieme ci chiamava Donnola e Faina e solo adesso ho capito che lo faceva con rabbia. Proprio adesso che questa rabbia le è passata.

E Colin che osserva tutti. E poi si chiude nello studio e scrive. Scrive.

 

 

 

Questa è la famiglia con cui non parlo per coerenza con le mie scelte di vita. Non è la parte grigia con cui non parlo perché non ho nulla da dire. O quella che vive tra Nairobi e Malindi e che ormai non mi cerca più.

Questa è la famiglia che vorrei che…

 

 

 

 

Cazzo.

Questo voleva essere un sarcastico e distaccato resoconto… o preludio introduttivo alla mia famiglia. Alla fine è diventato solo un insieme di ricordi agrodolci. Io vorrei parlargliene. Vorrei presentargli Kierann e dirgli che è stato il primo ragazzo che ho baciato a dodici anni ( o forse è meglio trovare un altro aneddoto). Dirgli che quando Cipro è sparito per un mese  lasciando un biglietto di addio pieno di errori ortografici eravamo state Jamael e io a nasconderlo in una cassapanca sotto tre strati di coperte. Vorrei osservarlo mentre mi ascolta e ride e cerca di immaginarci. Mentre allunga le dita e cerca i miei capelli e fissa il soffitto appoggiando la guancia sulla mia tempia, sentendo le vibrazioni delle mie chiacchiere notturne.

 

Vorrei che trovasse in queste persone quello che forse non c’era a Chicago, in quelle stanze vuote. E vorrei avesse la pazienza di aspettare la mia risposta, se dovesse chiedermi PERCHE’ cerco così poco questa famiglia.

Quest’anno però l’ho cercata. Li ho rivisti.
E ho cercato quello che Chicago non ho trovato… o ho solo intravisto.

E…

 

Forse ho cercato qualcosa da offrirgli, in cambio di tutto il resto.
Tutto quello che forse non si rende conto di riuscire a darmi.


 

 
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Ed eccovi: la mia famiglia e altri animali, matthew


mercoledì, 20 agosto 2008

Io non so cosa mi aspettassi veramente.

So che effettivamente l'autista in "livrea" col cartello "Fragolina" tenuto davanti al petto e sotto un'espressione ragionevolmente imbarazzata non poteva che essere il primo di una lunga serie di dispetti. Si'. Ho trovato questo ad attendermi all'aereoporto di Dublin, dopo l'infinito e inutile scalo a Heathrow (dove due simpatiche hostess si sono divertire a "rendere famigliari i miei tratti con una foto e un programma di riconoscimenti ipercibernetricoeconomicochecazz). IN ogni caso. Quell'autista e quel cartello erano per me.

Ah

Ah

Ah

Meglio andare, mio nonno mi reclama

IO vorrei solo chiamare Matt.

 
scritto da Jamael alle 00:03 | commenti | commenti (PopUp) | Permalink
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sabato, 16 agosto 2008

 






Quindi parto.

Non è stata proprio una decisione maturata nel tempo, con annessa la pregustazione del viaggio, la preparazione del bagaglio, le smanie e l'impazienza e l'agitazione pre aereo. Non è come partire per L'america con lui.




Questo è il risultato del mio atteggiamento più quieto,passivo e remissivo. La somma a lungo, lunghissimo termine di quelle scelte e condizioni che mi sono imposta in un ambito preciso, nel quale faccio entrare saltuariamente poche persone. Mio Nonno, Matthew.


E così quando il vecchio rognoso (mio Nonno) mi fa chiamare dal suo avvocato... anzi, quando il suo avvocato alza il culo dalla su sedia, attraversa il corridoio, entra nello studio del mio ( che poi è suo cognato) e gli dice che “Forse è meglio se questa volta obbedire al Signor Rav”...beh, io lo faccio.

Quindi attacco il telefono, cerco le pastiglie nella borsa per darmi una calmata, per placare quella specie di brivido che sembra volermi portare vicino all'autocombustione e senza sprecare troppo tempo mi precipito fuori dal pub, con la scusa delle gocce che non riesco a trovare. Salgo le scale di corsa, inciampo quasi nel pianerottolo dei due fratelli polacchi, sperando come sempre di sentirli suonare dietro la porta Anzi no, in quel momento la mia mente salta quel passaggio e skippa direttamente da “sent... a ...rta” Perchè onestamente ho altro per la testa, sento qualcosa di acido risalire in gola e la voglia di mandarlo indietro con un paio di pastiglie sembra davvero davvero davvero, beh... FANTASTICA.

Così quando spalanco la porta dell'appartamento e ci trovo lui, semisteso sul divano, a fingere si studiare qualcosa tra un libro e il portatile mentre guardicchia un film, beh. Devo RICOMPORMI mentalmente. Sbatto un paio di porte (nella mia testa) e lo osservo, stupendomi forse per'ennesima volta di come uno sguardo riesca a darmi l'idea di casa. Più di un atto notarile o un mazzo di chiavi.


Non voglio partire.

A lui non piace il “momentovaligia”.


IO Non voglio partire.

Non

voglio

partire.





E se mi torna la febbre? Chi me la spalma la crema all'eucalipto (sulla faccia)?

Per non parlare della pratica maniera per scaldarmi, dopo. Nonostante la febbre mi avesse stordita in larga misura.


Io, non, voglio, partire.

Ci stiamo sempre più avvicinando. E' sempre tutto nuovo. E' sempre tutto diverso. Sono sempre le solite cose...(quelle che dico eh) però stendermi nel letto e cercare il suo odore sul cuscino e poi allungarmi per trovare lui,la curva tesa tra petto e spalla, l'avambraccio che si appoggia sulla mia schiena e la mano che immancabile inizia a giocherellare coi miei capelli... è una cosa di cui non potrei più fare a meno. Ahaha

Questi appunti di vita stanno diventando sempre più una specie di Pamphlèt della nostra relazione.


Non so cosa direbbe Mia vedendomi ora. Forse sgranerebbe gli occhi su di me e li socchiuderebbe su di lui, sforzando la vista e il cervello per cercare di trovare in lui un QUALSIASI collegamento con me. Forse, conoscendola, riuscirebbe a trovare una soluzione a questa specie di sudoku di ipotesi nello XanaX. Dopotutto è sempre stata una spiegazione utile, almeno per lei. E almeno per noi, beh, all'inizio Tavor e Xanax sono stati il massimo della comunicazione. Il passo successivo una serie asciutta e sarcastica di prese per il culo.

Di solito i dottori non prendono per i fondelli le paziente alle quali prescrivono ansiolitici.

SPERO ardentemente che non scherzi così con tutte le sue pazienti. Spero che questo sentimento acido/basico non corroda il tutto. Spero di non diventare come Liam. Spero lui voglia stare con me. Ancora un po'. Anche se ha detto quella cosa del secondo nome. E del figlio al quale darebbe il suo stesso secondo nome. E che non è detto che debba fare con me. E poi mi ha chiesto scusa, perchè io sono una cogliona probabilmente e l'unica cosa alla quale sono riuscita a pensare è “c'è una possibile fine a questa cosa. Non adesso, non nei prossimi giorni, ma lui ha allungato lo sguardo e tra le varie strade ha anche visto la fine e ha visto anche il dopo”

Sono una scema. Oui.

Ci sono tante poesie, e racconti e canzoni che prevedono atti eroici nel nome dell'amore.

Io non riesco a immaginarli, stesa nel letto di questa stanza.

Le tende davanti alla portafinestra sembrano così vere.

Anche la poltrona nell'angolo. L'armadio. Il piccolo specchio. Lo stipite della porta. Il tappetino in bagno che lui si dimentica di usare. Il posacenere che svuota. Il forno a microonde con la pinza a becco che non ha ancora capito come si fa ad usare ( e nemmeno io). O le birre allineate, tutte stese in fondo al frigo. Il portatile che ronza come un calabrone sul tavolino in sala. I dvd in ordine e i cd in disordine.

La traccia della sua mano all'interno della doccia, dove ha lasciato un'impronta di schiuma prima di raggiungere me.

 

 

 


Per lui non sposterei una montagna. Perchè non ne sarei in grado. Perchè Nessuno è in grado di farlo, a parte Maometto ovviamente. Per lui non ucciderei draghi, perchè, andiamo, non esistono proprio. Non scriverei canzoni perchè sono negata. E non ne canterei nemmeno, perchè la mia voce si ferma appena superato il livello “ intonata”. Non chiederei ai fratelli polacchi di suonare una serenata sotto la sua finestra perchè mi sentirei troppo stupida ( però, magari...naaaaaaaah)


Però continuerei a cambiare la mia vita come ho fatto finora. Cercherei di preservare lui&me, noi due insieme, con tutte le mie forze. Lotterei per quanto possibile  per poter continuare quello che diventa sempre più reale.

Non ho libri che diano suggerimenti, o talismani, o spade.





Magari una Semiautomatica basta.

AHAHA. Scherzo.



Devo finire di fare la valigia e controllare che:


1 - Samson non c si sia infilato dentro

2 - Lui non abbia tollto qualcosa dalla valigia per costringermi a ritardare la partenza.




 
scritto da Jamael alle 03:11 | commenti | commenti (PopUp) | Permalink
Ed eccovi: matthew


mercoledì, 06 agosto 2008








Ho capito che fare una lista non serve a molto.
Innanzitutto perché se hai il raffreddore e stai bevendo il caffè mentre la compili e CASUALMENTE ci starnutisci sopra, viene fuori una specie di Pollock ( si scrive così?).
 
E se poi mentre la scrivi inizi a non sapere più da che parte mettere i pro e dove mettere i contro e ti ritrovi a mischiare un po’ tutto lì in mezzo, allora il fine ultimo della lista stessa viene meno… tanto vale quindi accartocciare il foglio e perdersi nel disordine mentale, senza sprecare tempo per cercare di trasferirlo e riorganizzarlo su carta.
Anche se vedere i motivi scritti nero su bianco (no,su caffè) un minimo di differenza la fa.
La casa non gli piace. E’ bella, è GRANDE ( e dispersiva) ed è arredata bene ( … ) ma non si trova in una zona sicura. Cioè, il parco a Nord della cittadina sarebbe uno dei centri principali delle attività della popolazione di qui, turisti esclusi ( preferiscono la zona vicina al castello o quella portuale). E questo comprende la gente che la mattina corre inguainata nelle tutine in Lycra e coi fili degli auricolari che oscillano sotto il mento… oppure i tornei serali di tennis per bambini scoordinati. Ma di questi tornei parlerò poi.
Il fatto è che al parco continuo a fare incontri strani e lui ha ragione, anche se mi spiace ammetterlo. Incontro i viaggiatori che mi fanno fare giri in fondo al lago ( e poi spariscono), incontro uomini nervosi e tormentati dai misteri dei simboli e del sangue ( che spariscono a loro volta) oppure STRONZI che alle quattro del mattino mi si avvicinano, mi fissano le gambe, mi chiamano “Tigre”, mi chiedono se sono una “signorina di Lusso” e “quanto voglio per …” e quando li invito ad evaporare arrivano alla conclusione che sono una gatta selvatica in gabbia. Come se il fatto di non accettare di farmi una scopata prezzolata facesse di me una frustrata&annoiata signorina di buona famiglia che passa le nottate sotto la pioggia a borbottare verso le acque del lago aspettando il primo Imbecille che vuole rendere la mia nottata interessante.
Così, quando mi ha detto “Sei bellissima cazzo” credo che il mio “ma Vaffanculo” in risposta sia bastato a fargli capire che tanto in gabbia non sono. O che perlomeno posso sempre allungare le zampe in qualche maniera, se tanto gli piace pensare a una sconosciuta appena incontrata in quella maniera. Certi uomini hanno queste fantasie. Che lo metta pure nel materiale da sega se preferisce. Sempre che riesca a decidere su chi, tra lui e il suo smisurato Ego, abbia il diritto a prendere il controllo sulla… No, basta. Sto diventando volgare.
 
In ogni caso non faccio strani incontri solo al parco. Anche al Supermarchè, l’altro giorno, ho conosciuto un’altra accesa e vivace personalità di questo paesino. E a riprova di quanto sia piccola Ville, lui conosce gente che conosco anche io.
Si chiama Quentin e i pantaloni che indossava erano talmente aderenti da lasciarmi dubitare sulla sua capacità di riuscire a parlare e contemporaneamente pensare vista la ridotta quantità di ossigeno che doveva affluirgli al cervello.
Nonostante questo, e il fatto che già al saluto, senza conoscermi, mi abbia chiamata “ tesoro” o “dolcezza”, credo sia una persona interessante nei limiti di quella strana insicurezza che lo spinge ad appioppare soprannomi a tutti e rimangiarseli non appena dimostro di non apprezzare il mio. Usa una certa infantile e civettuola prepotenza nel decidere il nomignolo da abbinare a ciascun personaggio. Eppure sembra essere pienamente consapevole di sé e delle reazioni altrui quando, con una certa malcelata diplomazia ( guadagnata forse in anni di occhiatacce e brutte risposte) ha fatto qualche manovra con me per riaggiustarsi in base ai miei ragionamenti e pacati suggerimenti.
Sarà stato il succo alla pesca. A me sembra di aver sparato un sacco di minchiate. Però forse a lui sono piaciute.
Chi incontro poi? Tale Willy, al locale, , mentre pulisco il bancone con Cleopatra. Willy…(  o Jimmy, o Billy o Billie ) che mi chiede se ho bisogno di gente al Pub ( e io che ho messo un annuncio inizio a chiedermi se dovrei scriverli un POCHINO più grandi) e poi sorride e mi rimbrotta con una certa goffa delicatezza quando mi ricordo solo uno dei due particolari salienti della nostra conoscenza. Cioè, ricordo di avergli dato un due di picche. Di quando ha rigettato l’anima dopo una gara di bevute con tale Jakob non me ne rammento proprio. Sarà che mi annoto quelli che potrebbero avercela con me e cerco invece di rimuovere gli stronzi che si svuotano lo stomaco all’interno del mio locale.
 
E poi Doug.
Dio che mal di testa.
 
Più tardi, se ho voglia, riprendo a scrivere.
 
scritto da Jamael alle 10:42 | commenti | commenti (PopUp) | Permalink
Ed eccovi: billie, quentin, douglas, matthew, lo stronzo delle 4 am


lunedì, 04 agosto 2008
 
scritto da Jamael alle 22:03 | commenti | commenti (PopUp) | Permalink
Ed eccovi: matthew


giovedì, 31 luglio 2008





Quindi.
Alla fine non sono andata al pub. Sì perché poi l’ho chiamato e abbiamo anche avuto una mezza discussione sul finire, tipo
“Cosa stai facendo?”
“Sto spostando un mobile!”
“E adesso lo fai?”
“E quando cazzo dovrei farlo??!”
 
cose così.

In ogni caso non sono andata al pub. Suona strano ma d’estate, nonostante Ville si riempia di tedeschi e inglesi e americani ( cioè, più del solito), tutti preferiscono i locali vicino al porto e vicino alla spiaggia. Il pub rimane il baluardo degli aficionados che casualmente al momento sono tutti in ferie quind concludendo ( blablabla)  il Pub è vuoto per la maggior parte del tempo.
A parte quando arriva quel tizio, il pelatone. Magari la prossima volta mi porta una mazza da golf.
Forza, ripassa. Dammi una Mazza da golf.

 
E magari dimmi esattamente dove stai. Non solo “ in Albergo”.
 
A parte questo.
Lui lavorava ieri sera e io, dopo aver girovagato per la Villa per un’ora circa, dopo aver fatto un bagno, aver lavato i cani ed essermi rifatta il bagno (…) mi sono lasciata cadere sul divano a studiare il telecomando e il televisore.
Nessuna traccia di Amy.

Appena tornati da Chicago, dopo aver dormito assieme, io e lui, qualcosa come una giornata intera stesi nel suo letto mezzi vestiti con le valigie ancora da disfare, ci siamo separati a malincuore (arruffati e intontiti dal jet lag)  per poter sbrigare quelle faccende necessarie e dovute a quelle coppie che dispongono di due case distinte, due armadi distinti, due ripostigli distinti.
E di Amy poche tracce… a parte quei pochi inutili oggetti che ha dimenticato in casa. Spazzolino, ciabattine, un pennello in un bicchiere.
Fortunatamente dei cani si è poi occupata la signora Molly. Ma… Amy?
Sono stanca di preoccuparmi e giocare a fare la “ mamy” paziente, come mi chiamano loro. Frieda. Amy.
 
 
Mia non risponde alle mie mail. E’ come sparita.
 
 
Devo fare una lista. Pro e Contro.
Yeah.
 
 
 
mercoledì, 30 luglio 2008
Scusa, ieri ho avuto un casino in cucina.
In effetti beccarmi tranquilla al Pub è un po' impossibile


il cliente da lei chiamato è momentaneamente collassato sul divano a guardare Ghost Busters 2. Prego lasciare un messaggio al piccione viaggiatore incaricato, grazie.


Scusa ma non puoi fare il turista sul divano di casa.


purtroppo questo passa il convento, oggi.


sei venuto in francia a smaltire una qualche forma di depressione?


non ci avevo mai pensato. Ma forse anche sì. Comunque che turista devo fare, a parte il castello e le scogliere, che altro c'è da visitare in questa città? Almeno durante il pomeriggio. La sera sono già abbonato in un posto molto preciso. Oh oh, aspetta, che ora c'è la scena migliore, con la statua della libertà che si muove!!!


Cioè dove?


mah, ho trovato un locale che stavo cercando. Una tipa piuttosto, come dire, una che sembra averne tante da raccontare, me l'ha consigliato, e così ho attraversato le campagne francesi per scoprirlo. Non mi ha deluso devo dire, ora però dovrò comunicarlo a questa persona, che sicuramente si aspetterà di sentirmi raccontare qualcosa. Che mi consigli? giacca e cravatta, felpa, caffè, cena a ristorante, smoking, maglione, rosa rossa, girasole...


escluderei abbigliamento formale. Forse meglio una chiacchierata tranquilla?


è proprio ciò che stavo pensando. Stamani stavo guardando una telenovela, non so come si chiama, ma ci stavano questi ad un matrimonio, un incredibile rigiro amoroso, l'amica dello sposo che lo ama, lui che ancora ama lei, e sposa un'altra, che invece lo ama sinceramente e non sa niente. Un'altra invece che cerca di intortare un altro amico della sposa. Insomma.... hai capito. Purtroppo ho dovuto, c'era il the con i biscottini, e non so dir di no al the con i biscottini. Al ginger, stupendi, tipica ricetta inglese. Ah già, devo assaggiare il sidro.



Spero tu abbia i messaggi gratis


oddio! Hai ragione! Ho già quasi finito il credito!


Comunque continuo a non seguirti..


Poco credito, dico solo: io-te-celticpub-stasera-altriclientipossibilmente-offri-aperitivo-tu-ciao.
 
scritto da Jamael alle 20:29 | commenti | commenti (PopUp) | Permalink
Ed eccovi: douglas